12 settembre 2005
Quanto deve essere lungo un nome a dominio?

Veniamo ora al tema (veramente nuovo) degli indirizzi delle pagine interne di un sito web. Quello che abbiamo detto vale in parte anche per gli indirizzi interni, anche se bisogna fare alcune distinzioni.
Molti si chiedono se un indirizzo ‘lungo’ è penalizzato dai motori di ricerca rispetto a un indirizzo ‘breve’; posto che bisognerebbe intendersi meglio su che cosa si intenda per ‘lungo’ e ‘breve’, possiamo subito dire che i motori di ricerca tendono a privilegiare indirizzi ‘comprensibili’ e, paradossalmente, per ragioni che hanno a che fare con la visione che l’essere umano ha di questi domini. Gli indirizzi ‘astrusi’m tipo questo: http://www.nomedominio.com/admin.pperl/page=EfJk/k=yhtttt%20di%20keyword/w1=21 sono ancora molto diffusi e non sono buoni né per i motori di ricerca né per i navigatori. Il motore di ricerca non riesce a dare alcun ‘senso’ a questo indirizzo (che non contiene parole significanti) e l’uomo tanto meno. Quindi non vi è dubbio che se, questo indirizzo tratta di mazze da golf usate, esso sarà (a parità delle altre variabili in gioco di cui non parleremo in questo articolo) penalizzato nei confronti di questo altro dominio http://www.altronomedominio.com/mazze_da_golf_usate.html.

Semplice è meglio

Su questo non c’è alcun dubbio. Il fatto che spesso si trovino domini ‘astrusi’ meglio posizionati su alcune keyword rispetto a domini come quello di cui sopra è dovuto semplicemente al fatto che le due pagine hanno per il motore di ricerca un peso ‘diverso’; possono essere linkate diversamente, possono avere contenuti diversi, possono essere scritte diversamente (la ‘pulizia’ dell’html è sempre più importante) etc. Quindi non bisogna farsi ingannare da ‘evidenze empiriche’ e fuorvianti.
Il nostro consiglio è quindi quello (ancora valido nonostante molti dicano che non lo sia più) di scrivere gli indirizzi interni di un sito in maniera comprensibile per un motore di ricerca, attinente ai contenuti del sito (se la pagina non parla di mazze da baseball usate ma di confetture all’albicocca, quell’indirizzo sarà ‘controproducente’) e di immediata comprensione anche per un navigatore. E’ bene infatti sottolineare il fatto che l’utilizzatore di un motore di ricerca sta diventando sempre meno distratto. Se un tempo si cliccavano ‘automaticamente’ il primo o i primi risultati di una qualunque query, adesso si fa più attenzione sia al titolo sia alla descrizione sia all’indirizzo stesso e, dal momento che normalmente accedono a un sito più utenti da pagine secondarie rispetto che dalla home page (parliamo qui di accessi attraverso motori di ricerca, ovviamente), è evidente che questi url debbano immediatamente far capire all’utente di che cosa tratta la pagina.
Alcuni sostengono che indirizzi troppo ‘perfetti’ (come ne caso delle mazze da baseball) siano ormai visti dagli utenti come ‘figli’ di siti spam, che non hanno contenuti reali ma che raccolgono soltanto testi fittizi per indicizzarsi e portare traffico a pubblicità contenute sul sito stesso (tipicamente gli Adsense di Google). A nostro parere questa considerazione è veramente valida soltanto per i domini di secondo livello primari (tipo: www.mazze-da-baseball-usate.com), mentre non si applica agli indirizzi interni. E’ vero che tutti gli spam site ‘professionali’ tendono (o forse, tendevano) a scrivere indirizzi eccessivamente ‘puliti’, ma è anche vero che non per questo bisogna scrivere indirizzi astrusi per cercare di differenziarsi dai siti spam. La cosa migliore che si possa fare, per differenziarsi dai siti spam in fase di indicizzazione e visualizzazione nei motori di ricerca, è quello di fare in modo che appaia un titolo e una descrizione che siano evidente frutto di un lavoro editoriale (non parlo ovviamente di description tag ma di testo effettivamente presente sulla pagina web indicizzata).

2 clicks 2 go

Come ultima raccomandazione, è bene che non ci si preoccupi soltanto della ‘forma’ e dell’‘apparenza’ degli indirizzi interni, ma anche della ‘distanza’ che li separa dalla home page e dalle altre pagine. Sia gli uomini sia i motori di ricerca (e i motori di ricerca lo hanno ‘imparato’ dagli uomini) non gradiscono pagine che siano troppo difficili da raggiungere e quando diciamo difficili diciamo soprattutto che implichino troppi click. Se per raggiungere una qualsiasi pagina dalla home page debbo impiegare più di 3 click non vi è dubbio che sia i motori di ricerca sia i navigatori troveranno questa cosa sconveniente in quanto rende il sito poco ‘usabile’. Il libro come è attualmente costituito ha sostituito i rotoli proprio per la sua facilità di consultazione, non per altri motivi. In un libro io posso passare dalla pagina 1 alla 500 in un soffio, mentre questo non è possibile in un rotolo. Lo stesso principio deve essere applicato al Web ed è quindi fondamentale che il navigatore possa passare dalla home page alla pagina più ‘profonda’ (e viceversa) con al massimo tre click (l’ideale, difficilmente raggiungibile per i grandi siti, è quello comunque di due click)
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